La polizia turca ha preso il controllo di 2 emittenti televisive di Istanbul, di proprietà di un oppositore politico del premier Erdogan, che già lunedì erano state ‘sfrattate’ dalla piattaforma satellitare Digiturk perché considerate pericolose dal governo. Sale la tensione nel Paese a 4 giorni dalle elezioni anticipate e anche la Ue ha commentato con preoccupazione quanto sta accadendo in Turchia.
A quattro giorni dalle elezioni anticipate, il governo turco
prosegue nella stretta sui media ostili al potere di Ankara. All’alba di questa
mattina una cinquantina di poliziotti in assetto antisommossa hanno circondato
la sede delle emittenti Bugun TV e Kanalturk, a Istanbul, di proprietà del gruppo
di media Koza-Ipek, oppositore del premier Erdogan, e hanno preso il controllo
dei due ingressi.
Poco dopo, dinanzi alle telecamere delle due televisioni che filmavano in
diretta, la polizia è quindi entrata nella sede delle redazioni lanciando gas
lacrimogeni e getti d'acqua contro i dipendenti che volevano impedirne
l'accesso.
Una sessantina di persone si era intanto radunata di fronte l'edificio per
solidarietà nei confronti dei giornalisti all'interno e 4 manifestanti e 5 degli
occupanti il palazzo sono stati portati via dalle forze dell'ordine.
"Cari telespettatori, non sorprendetevi se vedrete la polizia nei nostri
studi nei prossimi minuti", ha annunciato il redattore capo di Bugun Tv,
Tarik Toro, dinanzi alle telecamere.
Alle 11 ora locale la situazione è tornata tesa, dopo che un gruppo di alcune centinaia
di persone, appartenenti in gran parte al partito nazionalista dell'Mhp e ai
conservatori del partito Saadet, si era radunato in segno di protesta e ha
tentato di forzare il cordone degli agenti all’ingresso del palazzo.
A questo punto la polizia è intervenuta e si è scatenata una rissa con la folla
che ha iniziato a lanciare slogan a favore dell'informazione libera e contro il
presidente Recep Tayyip Erdogan.
La giustizia turca aveva deciso lunedì di commissariare il gruppo Koza-Ipek,
accusato dalla procura di Ankara di finanziare, reclutare e fare propaganda a
favore dell'imam Fethullah Gulen, che dirige dagli Stati Uniti un'influente
rete di ong, media e aziende considerate dalle autorità ‘organizzazioni
terroristiche’.
Koza Ipek controlla anche due quotidiani, Bugun e Millet, oltre alle due
televisioni, Bugun Tv en Kanalturk, già "sfrattate" dalla piattaforma
satellitare Digiturk la scorsa settimana.
"Quello che potete vedere è il tentativo del presidente Erdogan di creare
un Paese a propria immagine e somiglianza" ha dichiarato Baris Yarkadas,
parlamentare del principale partito di opposizione, i repubblicani dell Chp, arrivato
sul posto. "Ci chiediamo come possa succedere una cosa del genere in un
Paese in cui è sancita la libertà di informazione e di espressione".
Presente anche Bulent Kenes, editorialista del quotidiano Zaman colpito da un
ordine di arresto lo scorso 9 ottobre in seguito alla pubblicazione di alcuni
tweet il cui contenuto è stato ritenuto diffamatorio nei confronti del
presidente Erdogan: "Sono stato liberato 10 giorni fa, ma la mia vita da
quel momento è diventata un inferno" ha dichiarato Kenes.
Preoccupazione per l'irruzione della polizia turca nella sede delle tv è stata
espressa anche dall’Unione Europea: “Continuiamo a seguire da vicino la
situazione” ha detto una portavoce dell'Alto rappresentante Ue per gli Affari
esteri, Federica Mogherini, che ha poi aggiunto: “La Ue ribadisce l'importanza
del rispetto della libertà di informazione e dei diritti umani".